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Lug 09

Biomeccanica del gesto atletico nel tiro con l’arco

di Fulvio Bratina

La patologia osteoarticolare specifica

La patologia legata alla pratica del tiro con l’arco dipende strettamente da alcuni fattori legati dal comportamento atletico dell’arciere, da anomalie anatomiche dei distretti interessati e dalla  tipologia del gesto atletico.

         I fattori che dipendono dal comportamento dell’atleta consistono essenzial-mente in una mancata esecuzione del riscaldamento prima dell’esercizio, che può amplificare le conseguenze di una scelta non idonea dell’attrezzo sportivo sotto il profilo del rapporto libbraggio / potenza muscolare. Non va peraltro trascurata quale fattore di rischio una errata esecuzione delle quattro fasi che compongono il gesto atletico.

         Le anomalie anatomiche costituzionali, per lo più silenti in soggetti non sportivi, acquisiscono nello svolgimento di attività agonistica un rilievo sostanziale, sia per quanto riguarda la configurazione strutturale della spalla (muscoli della testa dell’omero, muscoli della cuffia, stabilizzatori e centratori nella cavità glenoidea), sia per quanto riguarda l’integrità dei circuiti propriocettivi delle capsule ligamentose e tendinee.

         Le patologie della spalla più frequenti negli arcieri sono la sindrome da conflitto acromion-omerale, la periartrite scapolo-omerale, la lesione della cuffia dei rotatori e la sindrome da urto, collegata quest’ultima al rilascio della corda e quindi al forte “urto” che subiscono le strutture che delimitano il tetto della articolazione scapolo-omerale da parte del trochite omerale.

         Ricerche svolte su arcieri di élite hanno indicato una prevalenza di patologia della spalla nelle donne rispetto agli uomini, specialmente a carico della spalla della corda, accompagnata sovente da asimmetria.

         Al livello del gomito vengono descritte più frequentemente tendiniti, lesioni da sovraccarico e compressioni del nervo radiale.

         Il polso può essere interessato da tenosinoviti e artrosinoviti o da lesioni traumatiche e microtraumatiche.

E’ opportuno mettere l’accento a questo proposito sulle protezioni e sulle norme di sicurezza che l’esercizio di tale sport impongono. Ciò ha la sua importanza specialmente per la patologia muscolare da traumi esterni, anche se, con una percentuale molto bassa, sono presenti traumi interni, quali  elongazioni, distrazioni e rotture parziali; sono infrequenti invece le rotture muscolo-tendinee.

Viene ancora descritta una patologia cutanea, che dipende quasi esclusivamente dalla corda dell’arco: si possono verificare delle “frustate” della corda sull’avambraccio in qualche caso non sufficientemente protetto dal parabraccio, o “indurimenti” dei polpastrelli delle dita per una insufficiente protezione del paradita o patella.

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